INTERVISTA

Francesco Saverio Russo: i calici Archè, la scelta che esalta l’esperienza del gusto

“Esperto comunicatore enoico, formatore ed enogastronauta. Il vino è entrato nella mia vita a gamba tesa, in maniera fortuita, come spesso accade per le grandi passioni e per i grandi cambiamenti.” Così parla di sé Francesco Saverio Russo, che ama autodefinirsi “divulgatore enoico dalla vigna e al bicchiere”. Il suo wineblogroll.com è una finestra suggestiva sul panorama del vino raccontato in ogni sua sfumatura: persone, territori, esperienze, approfondimenti tecnici enologici ed agronomici, con un punto di vista laico sul mondo del vino a 360°. Francesco Saverio Russo è anche l’ideatore della linea di calici Archè: «Questa linea nasce dall’incontro tra tradizione e innovazione, con l’obiettivo di riportare il gesto del bere a un livello più intimo e consapevole. Un calice Archè è molto più di un bicchiere: è uno strumento tecnico che nasce dall’esperienza sul campo e dal dialogo costante con produttori, sommelier e appassionati». Leggi l’intervista completa.

Cominciamo dal nome, Archè: in greco antico vuol dire “origine”, “principio”. Si può pensare a un ritorno alle ‘origini artigianali’?
«Assolutamente sì. Quando ho scelto il nome Archè ho voluto richiamare l’idea di “origine”, di principio: un ritorno a quella dimensione autentica e artigianale che rappresenta il cuore del vino e degli oggetti che lo accompagnano. Il filosofo greco Empedocle propose una visione più articolata, riconoscendo gli “Archai” (Archè) fondamentali del cosmo nei quattro elementi acqua, aria, terra e fuoco.

In pochi sanno che nella produzione di un calice soffiato a bocca e rifinito a mano intervengono tutti e quattro questi elementi. Il calice non è mai un semplice contenitore, ma un tramite tra il vino e chi lo degusta; ed è proprio attraverso un approccio artigianale che si riesce a restituire un’anima all’oggetto. Archè nasce dall’incontro tra tradizione e innovazione, con l’obiettivo di riportare il gesto del bere a un livello più intimo e consapevole».

Come è nata l’idea di Archè?
«Archè è un’idea maturata durante il primo lockdown dell’era Covid. Per la prima volta, in tanti anni di lavoro incessante, mi sono ritrovato ad avere intere giornate davanti senza sapere quando avrei potuto viaggiare di nuovo per vigne e cantine. Il progetto nasce attingendo alle mie esperienze di divulgatore, degustatore e formatore enoico e prende forma grazie alla collaborazione con un’eccellenza italiana come VDglass. L’intento era quella di creare calici che fossero non soltanto strumenti tecnici, ma anche oggetti di design capaci di raccontare una filosofia: equilibrio, eleganza, proporzione. Archè nasce dalla ricerca della massima performance tecnica unita a forme eleganti, con l’obiettivo non di migliorare il vino, ma di mettere in contatto diretto il degustatore con il suo contenuto.

Francesco Saverio Russo con la sua creazione: calice Archè

Come si è sviluppato il progetto?
«Ogni calice è stato progettato con il supporto di professionisti del comparto tecnico di VDglass e di uno studio di architettura, attraverso l’analisi delle correnti convettive: il fulcro del progetto. Queste correnti – generate dal rapporto tra pancia e apertura del calice – favoriscono un’evaporazione graduale delle componenti volatili: prima quelle etereo-alcoliche, poi gli aromi più fini, che restano in circolo all’interno della camera cristallina. Ciò consente una percezione più naturale e graduata dei profumi, evita aggressività nei vini giovani o aromatici e valorizza eleganza e complessità dei vini evoluti. I test hanno dimostrato che calici Archè 2020 come Emozioni in Rosso, Suggestioni in Bianco, Orange e Rosé preservano i vini da ossidazioni premature, lasciando al degustatore il pieno controllo sul grado di ossigenazione, mentre Metodi riesce a mostrare una straordinaria adattabilità con tutte le tipologie di vini spumante e frizzante, Perpetuum si esalta con vini ossidativi e metodo classico molto maturi, Lieto Fine con passiti, liquorosi e distillati come grappa, acquavite, brandy, cognac e armagnàc. Il calice che ci sta stupendo maggiormente, però, è il Genio, l’”universale” per antonomasia, così versatile da performare ottimamente con qualsiasi tipologia».

Perché scegliere un calice Archè? Qual è il valore aggiunto?
«Un calice Archè è molto più di un bicchiere: è uno strumento tecnico che nasce dall’esperienza sul campo e dal dialogo costante con produttori, sommelier e appassionati. Il suo valore aggiunto sta nella sua versatilità e nella capacità di accompagnare vini diversi valorizzandone aromi e struttura, senza mai sovrastare il vino stesso. È un calice che si distingue per leggerezza, equilibrio e resistenza, ma soprattutto per la filosofia che porta con sé: restituire centralità all’esperienza sensoriale. Scegliere Archè significa scegliere un calice pensato da chi vive il vino ogni giorno e ne conosce profondamente le esigenze comunicative e degustative».

A come Archè, A come Amistà: un incontro all’insegna del gusto e dell’eleganza. Dal tuo punto vista qual è il rapporto tra i due brand? Cosa li accomuna?
«Archè e Amistà condividono una visione comune: l’idea che il vino sia condivisione, cultura, bellezza, identità e cura del dettaglio. Se da un lato Archè rappresenta la forma, il design e lo strumento tecnico, Amistà incarna il contenuto, il piacere del vino e la sua esaltazione sartoriale, unica, tipica, emozionale, in cui tecnica e sensibilità interpretativa si fondono. Ci accomuna la volontà di elevare l’esperienza enoica, trasformandola in un momento di incontro autentico, elegante ma mai artefatto. Il nostro rapporto è nato in modo naturale, perché entrambi i brand parlano lo stesso linguaggio: quello della ricerca, della passione e del rispetto per l’origine, che sia essa la materia prima del vino o il gesto artigianale di un calice soffiato a bocca».