Giovanni Depergola, conosciuto nel settore come Mr. G, è un vero maestro del cocktail e cittadino del mondo. Con oltre 20 anni di esperienza, ha lasciato il segno nella mixology internazionale grazie al suo carisma, alla profonda conoscenza del settore e alla passione per la formazione. Nel 2016 ha co-fondato Alembic, agenzia di riferimento per lo sviluppo e il marketing di esperienze beverage di alta qualità nell’area MENA. Alembic è oggi leader nelle soluzioni chiavi in mano per drink design, bar consulting e training professionale. Attualmente è Global Brand Ambassador di Amistà con base negli Emirati Arabi Uniti, oltre a essere riconosciuto come uno dei formatori più autorevoli nel mondo del Bartending.
Un cocktail dalla forte personalità per Giovanni Depergola è un cocktail…
«È un cocktail che ti cattura al primo sorso. Ma non basta: ti deve lasciare un ricordo, essere in grado di superare la prova dell’after taste. La capacità di lasciare un’eco nel palato è una componente essenziale per definire la personalità di un grande cocktail».
Creatività, esperienza, audacia: dosami questi ingredienti per un cocktail perfetto.
«Bella domanda! Noi Bartender ci giochiamo spesso su questo. Il cocktail è come una sinfonia, alla base della quale è necessario creare un equilibrio di suoni. Lo stesso vale per gli ingredienti. Tornando alla domanda: ci vogliono due parti di creatività alla quale va aggiunta una parte di esperienza che per me significa soprattutto conoscenza. Naturalmente un dash è riservato all’estro, unito a quel pizzico di audacia che serve per lasciare il segno».
Sei un Bartender con esperienza internazionale. Qual è l’approccio al cocktail nelle diverse parti del mondo?
«Ci sono differenze che vale la pena sottolineare. La mia attività di saké sommelier mi ha portato spesso in Giappone dove l’approccio al cocktail è molto preciso, meticoloso. Attualmente mi trovo negli Emirati Arabi: qui il discorso è differente. Si punta molto sul rituale, sull’aspetto scenografico ed emozionale. In Europa la cocktaileria è fatta di attenzione al dettaglio combinata con la capacità di storytelling cioè il gusto di raccontare il cocktail al cliente».
Cosa è per te l’eleganza? E come riesci ad esprimerla in mixology?
«In fatto di eleganza noi italiani ce la giochiamo sempre bene: questo è noto. Per me eleganza significa innanzitutto semplicità: offrire tanto con poco, sapere raggiungere l’essenza. I cocktail eleganti sono, alla fine, quelli più semplici. Non dimentichiamo il ruolo fondamentale del bicchiere: un buon cristallo parla da solo».
Tre aggettivi che definiscono secondo te il Vermouth di Amistà.
«In primo luogo autentico perché esprime l’anima di un territorio: Torino e il Piemonte. Un altro aggettivo che caratterizza è versatile: lo puoi utilizzare per un cocktail più secco, uno più morbido, un altro più dolce. Per finire è un vermouth raffinato che si riesce facilmente a calibrare. Secondo me queste tre caratteristiche definiscono il Vermouth di Amistà a 360 gradi».
Il Vermouth esprime la vision di Amistà e del suo fondatore Michele Marsiaj. In quali aspetti di questa vision ti riconosci?
Michele ha la capacità di unire visione imprenditoriale e sensibilità culturale, due qualità fondamentali per chi desidera lasciare un’impronta vera nel mondo del beverage. La sua idea di Vermouth non è solo legata a un prodotto, ma a un modo di raccontare un territorio, un’identità, uno stile: con autenticità, eleganza, partendo da radici profonde. Questo modo di concepire il prodotto coincide profondamente con la mia filosofia: creare qualcosa che non sia soltanto buono, ma che lasci il segno.
Un cocktail consigliato da Giovanni Depergola?
«Volentieri! Bene, a tutti piace il caffè, in estate freddo specialmente. Per la serata immaginiamoci un bell’Espresso Martini con un tocco di Saronno che ci sta sempre bene, una scorzetta di limone e chiaramente il Vermouth di Amistà: il tutto shakerato e servito in una coppetta Martini bella fresca. Consiglio anche il Vermouth di Amistà con un tocco di tonica e una scorzetta d’arancio: non ci si sbaglia mai!».